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Quella porta sull’Africa: come il mio primo viaggio di lavoro è diventato pura magia

Porta di accesso all’Africa, il Marocco vi accoglie con le sue profonde diversità, tra leggendarie catene montuose, città antiche e deserti sconfinati“.

(Paul Clammer)

In Marocco…Perché?

Perché proprio il Marocco? La risposta sta in un mix di tempismo e desiderio di scoperta. Era aprile, avevo appena ottenuto il mio primo impiego e le ferie erano un traguardo sudato. Il consiglio del mio capo era chiaro: allontanarsi dall’ufficio per rigenerarsi prima del grande caos estivo.
Non cercavo una vacanza statica; da neo-professionista del settore, sentivo il bisogno di un’esperienza autentica, lontano dalla pigrizia dei lettini prendisole.

Quando è apparsa la promozione per il Marocco, non ho esitato. Era l’occasione perfetta per mettere alla prova il mio spirito di viaggiatrice

Marocco

Non era il mio primo volo, ma era certamente il mio battesimo su un charter. E qui va fatta una precisazione: un conto è volare charter, tutt’altra storia è volare con Atlas Blue. Sappiamo tutti che le compagnie low cost coprono rotte insolite con orari spesso ballerini e comfort ridotto ai minimi termini… loro, tuttavia, a mio parere sfioravano l’illegalità!

Ho passato quattro ore di volo con una discreta dose d’ansia e lo sguardo fisso sulla tenda — quel confine “invalicabile” tra passeggeri e personale — cercando di prevedere l’uscita del carrello delle bevande. Inutile: puntualmente, finiva per schiantarsi contro il mio ginocchio. Tra un urto e un sussulto, finalmente eccoci a terra: Agadir.

Un sospiro di sollievo. Finalmente a terra: vediamo com’è questo Marocco!

Il bello dei pacchetti “tutto compreso” è l’assenza di pensieri: atterri, sbrighi le formalità doganali e vieni prelevato, caricato su un bus e consegnato direttamente in hotel.

Mi trovo ad Agadir, capitale della regione di Sous Massa Draa. Distesa lungo la costa atlantica, è la principale località balneare del sud del Paese. È una città moderna, figlia di una ricostruzione che l’ha resa rilassata e ospitale, con una spiaggia infinita che supera i dieci chilometri. Forse non è la meta ideale per chi cerca il Marocco più ancestrale e tradizionale, ma sa conquistare grazie alla forza della natura che la circonda.

L’aria è già intrisa di profumi speziati, il cielo è di un blu profondo e all’orizzonte le cime innevate dell’Atlante incorniciano il paesaggio. Mentre il primo giorno volge al termine, sento addosso una strana sensazione di benessere. Doccia, aperitivo a bordo piscina e cena. Mi sa che questo posto mi piace… Domani deciderò cosa fare.

agadir - marocco

L’indomani esploro a piedi la Medina. Seppur ricostruita dopo il devastante terremoto del 1960, tra le sue mura si respira ancora l’autenticità della cultura marocchina. Mi perdo tra viuzze tortuose fino a raggiungere il Souk: è senza dubbio il cuore pulsante della città, un labirinto di bancarelle dove il profumo acre delle spezie e i colori vibranti dei tessuti ti travolgono.

È affascinante osservare gli artigiani al lavoro; qui il mestiere si tramanda da generazioni con tecniche immutate. Mani sapienti che, con una pazienza d’altri tempi, creano ceramiche, tappeti e preziosi cosmetici. E poi c’è l’oro del deserto: l’Argan. Rientro in hotel con una strana leggerezza nello spirito e il naso incollato al braccio per annusarne la scia sulla pelle. Non ho dubbi: domani mi aspetta l’Hammam.

L’Hammam

In arabo significa “fonte di calore”, ma i musulmani lo chiamano il “dottore silenzioso”. È un antico rituale di purificazione che va ben oltre la semplice pulizia della pelle o il benessere respiratorio. Sdraiata sul marmo caldo e avvolgente, ascolto il suono ipnotico delle gocce di condensa che cadono dal soffitto. La luce gioca con il vapore, i muscoli si sciolgono e il respiro rallenta, cullato dal profumo onnipresente dell’Argan.

Sono appena uscita, ancora avvolta in questa bolla di relax totale, quando due ragazzi del posto mi si avvicinano. Mi porgono un biglietto da visita e mi propongono un tour a Marrakech. La mia coscienza professionale urla: “No, non si fa! Le escursioni vanno prenotate tramite canali ufficiali!”. Ma in quel momento, le raccomandazioni che faccio abitualmente ai miei clienti sembrano non valere per me. Sono in uno stato di grazia tale che l’idea mi sembra geniale. Prenoto, pago e sorrido: “Ma sì, vediamo com’è Marrakech vissuta con i locali!”

Agadir – Marrakech

Ore 6:30 del mattino. Appuntamento davanti all’hotel. Come al solito sono in ritardo e la colazione resta un miraggio. Mentre corro, continuo a chiedermi: perché? Perché proprio io? Ma non c’è tempo per le risposte, perché la sorpresa è dietro l’angolo: siamo in quattordici! Quattordici italiani folli pronti a sciropparsi — se tutto va bene — almeno tre ore di viaggio verso Marrakech a bordo di un pulmino di cui preferirei non descrivere le condizioni… Ma sì, dai!

Siamo partiti con l’entusiasmo tipico dell’incoscienza proprio mentre, ironia della sorte, ci sfilava accanto il bus Gran Turismo del resort. A bordo, i turisti “ufficiali” erano coccolati da ogni comfort immaginabile; noi, invece, ballonzolavamo su sedili che avevano decisamente visto giorni migliori, mascherando forse il terrore con un’allegria contagiosa.

Sembra filare tutto liscio, finché il pulmino rallenta bruscamente. Siamo nel bel mezzo del nulla, sulle montagne dell’Alto Atlante. Senza una parola di spiegazione, l’autista accosta, scende col suo tappetino e si allontana a pregare. Davanti a noi svetta l’unica costruzione nel raggio di chilometri: un bazar, una sorta di autogrill locale. Giuro che da quel giorno non ho mai più osato criticare le nostre stazioni di servizio.

“Prendiamoci un caffè, dopotutto siamo in Marocco!”, ci diciamo. Sorvolerò sulla polvere sugli scaffali: non era semplice sporcizia, erano stratificazioni secolari, roba da far impazzire un geologo. E preferisco non indagare su cosa cercasse esattamente il ragazzo che, con estrema cura, ispezionava il fondo di ogni croissant prima di servircelo (mi auguro fossero “solo” mosche). L’unica cosa che contava, in quel momento, era che l’autista tornasse a riprenderci per portarci finalmente a Marrakech.

E finalmente siamo a Marrakech!

Perdersi nella Medina di Marrakech è un’esperienza che andrebbe fatta almeno una volta nella vita: ogni angolo nasconde una sorpresa, ogni vicolo una nuova meraviglia. Il cuore pulsante è Jemaa el-Fna, la piazza principale: un palcoscenico a cielo aperto dove mercanti, musicisti, giocolieri e incantatori di serpenti creano un caos magnetico. Vivace di giorno, suggestiva di notte, è il posto perfetto per lo street food, ma decisamente il peggiore se cercate la quiete!

La nostra giornata si rivela un’autentica esplosione di sensi. La guida ci scorta tra i monumenti fino al Souk, dove lo sguardo si smarrisce tra i colori delle botteghe. Un consiglio spassionato: se non volete ritrovarvi con qualche “ospite” inatteso addosso, mantenete le distanze. Io non sono stata abbastanza veloce e, in un attimo, mi sono ritrovata con due scimmie sulle spalle!

Sulla strada del ritorno, mentre la stanchezza inizia a farsi sentire, resto colpita da un’immagine tipica: i furgoni dei pendolari carichi di persone e bagagli all’inverosimile, lanciati in una sfida aperta contro la forza di gravità.

Arriviamo in hotel sfiniti, ma c’è un appuntamento imperdibile: i quarti di Champions League tra Roma e Manchester United. Ci ritroviamo tutti al bar di fronte all’hotel. Non dimenticherò mai il coro dei turisti inglesi che, a metà partita, intonavano già un beffardo “Arrivederci Roma”, mentre alcuni locali, con una grinta inaspettata, continuavano a fare il tifo per noi.

In Marocco – assolutamente sì!

Gli ultimi due giorni li dedico al mare di Agadir. Ho bisogno di silenzio per metabolizzare tutto. Mentre mi crogiolo al sole, faccio il punto: il Marocco è un Paese che sa farsi amare. È una terra piena di vita, ricca di contrasti, storia e profumi, abitata da gente solare che ti accoglie con un sorriso. Ha un’anima che si lascia scoprire lentamente, ma che una volta trovata, farà breccia nel vostro cuore.

Partite senza pregiudizi, calatevi in questa atmosfera d’altri tempi… vi garantisco che non vi deluderà.

Il Marocco mi ha insegnato che i viaggi migliori sono quelli che non puoi pianificare fin nei minimi dettagli. E voi, siete pronti a varcare quella porta d’accesso all’Africa e lasciarvi sorprendere? Se avete dubbi o curiosità su come organizzare il vostro primo tour, scrivetemi pure qui sotto!

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