“Non puoi viaggiare su una strada senza essere tu stesso la strada“
Buddha
Al primo impatto, Bangkok ti travolge. Non capisci se sia colpa del jet lag, dell’umidità che ti incolla i vestiti addosso, dello smog o di quel traffico impazzito dove i grattacieli sembrano schiacciare le piccole baracche sottostanti.
In quel momento, però, ho preferito soprassedere. Avevo bisogno di lucidità e, soprattutto, di realismo: l’uomo che viaggiava al mio fianco era mio marito da nemmeno 48 ore. Ci bastava uno sguardo all’anulare sinistro per scoppiare a ridere; figuriamoci presentarci come “moglie e marito”! Tra la stanchezza del ricevimento e le ore di volo, il mio unico desiderio alle 6:30 del mattino era una doccia e un letto d’albergo.
Bangkok poteva aspettare… giusto un paio d’ore. Ottobre è ancora il mese delle piogge e l’afa non perdona, ma una volta rinvigoriti e con la mappa in mano, ci siamo avventurati in avanscoperta.



Un cortocircuito tra modernità e tradizione
Quella sensazione iniziale di caos non è sparita, ma si è trasformata in qualcosa di magico. Bangkok non ti lascia indifferente: è un cortocircuito continuo tra modernità e tradizione. Lo vedi nei trasporti: puoi sfrecciare sui popolari ed economici tuk-tuk (un’esperienza che consiglio assolutamente!), oppure salire sul modernissimo BTS Skytrain, il treno sopraelevato che attraversa i quartieri della metropoli.
E poi c’è lo shopping, il vero cuore pulsante della città. Bangkok è un paradiso per chi cerca l’affare o il lusso. Potete perdervi tra i mercatini di strada, tra tessuti variopinti e gioielli artigianali, oppure rifugiarvi nell’iper-modernità di Siam. Qui, centri commerciali come il Siam Paragon o il Siam Discovery vi lasceranno a bocca aperta: sono imponenti, infiniti e decisamente spettacolari.



Spiritualità e Contrasti
La città ci inghiotte letteralmente lasciandoci senza fiato, mentre la cortesia delle persone scalda il cuore e conquista.
Nonostante la frenesia, la spiritualità è ovunque: tra il traffico e i grattacieli, la devozione degli abitanti è un rito quotidiano che riflette una fede profonda e silenziosa.
In particolare, proprio di fronte all’imponente CentralwOrld, tra luci abbaglianti e modernità spinta, il mio sguardo è stato catturato dal Santuario di Erawan. È uno dei luoghi più amati dai thailandesi, dove ci si raduna a pregare a ogni ora del giorno e della notte. Respirare quell’atmosfera mistica nel bel mezzo del caos urbano è un’esperienza che ti resta dentro.
Alla fine della giornata, rientriamo in hotel sudati, sfiniti e, ovviamente, con le mani piene di buste (scordatevi di uscire a mani vuote da qui!). Siamo stanchi, ma con il cuore colmo di quella magia che solo una città così estrema sa regalare.

Bangkok e i Seafood Market
Ci prepariamo per la cena quando la reception ci comunica che abbiamo auto e autista a disposizione per l’intera serata. La magia della luna di miele o il fatto di essere un agente di viaggio? Non indaghiamo oltre e ci godiamo il momento.
Dopo un aperitivo, l’autista ci scorta in una vera istituzione: il Seafood Market & Restaurant. Il concetto è unico: “Se nuota, lo abbiamo”. Più che un ristorante, è un enorme mercato di pesce freschissimo (anzi, vivissimo!). Io, tra la stanchezza e l’alcol dell’aperitivo, resto un attimo interdetta; lascio la scelta a mio marito, mentre veniamo fatti accomodare nella zona “VIP”. Un brivido mi corre lungo la schiena: la mia anima parsimoniosa sta cercando di avvertirmi, ma guardo mio marito in un brodo di giuggiole e mi dico: “Ok, si vive una volta sola!”.
Nota per i viaggiatori: attenzione a ordinare vino a Bangkok!
Arrivano le portate e scopriamo di avere ben cinque camerieri a nostra completa disposizione. Una scena mi è rimasta impressa: un cameriere a testa dedicato solo ad aprirci le ostriche, condirle e porgercele direttamente in bocca con il cucchiaio. Non osavo nemmeno masticare! E poi il vino… rigorosamente d’importazione (australiano) e con un prezzo decisamente “coraggioso”. Ma, complice l’euforia del momento, ne ordiniamo persino una seconda bottiglia. Tanto abbiamo l’autista che ci aspetta, giusto?
In sintesi: una serata da Paperon de’ Paperoni, esilarante e decisamente fuori dal comune.
All’uscita l’autista, con una pazienza infinita, ci propone un giro della città by night. Ma siamo stremati: l’indomani ci aspetta il famosissimo mercato galleggiante di Damnoen Saduak. È tempo di rientrare e provare, finalmente, a fare pace con il fuso orario.
Damnoen Saduak e il risveglio dei “sopravvissuti”
Provo ancora un certo imbarazzo ripensando a come è iniziata la giornata. Alle 7:15 siamo stati “riportati in vita” (dire “svegliati” sarebbe un eufemismo, visto il nostro stato di coma profondo) dagli squilli insistenti del telefono in camera. Ebbene sì: nel parcheggio dell’hotel c’era un autobus pieno che aspettava solo noi.
In cinque minuti cronometrati siamo fuori — record personale imbattuto! — e strisciamo verso gli ultimi posti liberi. Dietro di noi, un ragazzo ci saluta con un tono fin troppo comprensivo: ci guardiamo negli occhi e capiamo subito di non essere stati gli unici a vivere una “notte da leoni”.

Dopo un’ora e mezza raggiungiamo l’imbarcadero di Damnoen Saduak. Saliamo su una sottile imbarcazione a motore che, tra i canali, ci conduce nel cuore del mercato galleggiante più famoso della Thailandia. Fondato nel 1866 per volere di Re Rama IV, questo labirinto d’acqua è un brulicare di barche cariche di spezie, frutta tropicale e artigianato. Nonostante il turismo, l’energia che si respira è autentica e affascinante.
Tra Arte e Natura: Rose Garden
Prima di pranzo facciamo tappa in una fabbrica di legno Teak: vedere sapienti mani scolpire pezzi unici destinati a tutto il mondo è stato incredibile. Dopo una visita al Phra Pathom Chedi (la pagoda più alta della Thailandia), finalmente ci dirigiamo verso il Sampran Riverside (Rose Garden).
Rose Garden
I miei occhi si perdono alla vista di una tale meraviglia mentre mi sembra di essere trasportata in un’altra dimensione. Rose Garden è un complesso eco-culturale a conduzione familiare situato lungo il corso del fiume Tha Chin, che, sebbene sia molto frequentato dai turisti, conserva il fascino della tradizione, di una cultura antica e preziosa che viene tramandata di generazione in generazione. Nello specifico si tratta di un parco, nato come giardino botanico più di cinquant’anni fa, di 75 acri di terreno perfettamente curato con alberi secolari, tappeti erbosi impeccabili, letti di fiori ed un lago al centro su cui si affaccia il ristorante principale.

Bangkok – L’Incanto di Wat Pho e il Nirvana
Il giorno seguente il risveglio è decisamente più dolce.
Destinazione: il Palazzo Reale e i grandi templi. Nonostante l’umidità tropicale ci incolli le maglie addosso, l’atmosfera è talmente surreale da farci dimenticare ogni fastidio fisico.
Il segno indelebile, però, lo lascia il Buddha Reclinato di Wat Pho. Quarantasei metri di lunghezza interamente ricoperti d’oro: un’icona che simboleggia il passaggio al Nirvana. Davanti a quella statua imponente, con la sua espressione di infinita quiete, ho sentito un’emozione esplodermi nel petto.
Quell’espressione serena e la postura aggraziata evocano un senso di imperturbabilità e quiete che, soprattutto al giorno d’oggi, sembrano irraggiungibili… Non lo dimenticherò! È un simbolo di pace così potente da farti sentire, improvvisamente, nel posto giusto al momento giusto.




In conclusione: Innamorarsi delle contraddizioni
“Di certo c’è che in questa nazione troverai migliaia di templi sulla tua strada e anche se non sei buddhista o non credi in Dio, riscoprirai quella parte dell’essere umano fortemente legata alla spiritualità. Perché ti capiterà di osservare i monaci che meditano nei parchi delle città o in riva al mare, vedrai i tassisti controllare che i santini siano tutti sistemati a dovere, osserverai donne di tutte le età immerse nella preghiera. E così potrebbe capitarti di provare quello che ho provato io: sentirti parte di qualcosa di più grande“
Gianluca Gotto
È proprio così. Nonostante l’impatto iniziale caotico, la Thailandia ti insegna a non preoccuparti troppo, a far sì che l’ansia per il futuro non mangi il presente. È il “vivere Thai”.
Di Bangkok ci si innamora perdutamente, amandola proprio per le sue contraddizioni. Ci lascia addosso una strana malinconia e un’irresistibile voglia di tornare.
Ma per noi il viaggio continua: domani si parte per Singapore








