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Borneo malese – Nel cuore selvaggio del Kinabalu

“Come tutti i grandi viaggiatori, ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto”

(Benjamin Disraeli)

Cosa ci spinge a scegliere una meta? Spesso è il consiglio di un amico, un’immagine catturata su una rivista o il post di un travel blogger. Per me, la scelta del Borneo è stata diversa: è stata una promessa sussurrata dal cuore molti anni fa.

Tutto è iniziato tra i banchi dell’università. Il mio professore di geografia economica mi assegnò una tesina sulla gestione sostenibile delle foreste malesi. Ricordo ancora la fatica nel reperire materiale, ma anche come, pagina dopo pagina, quel mondo remoto e selvaggio iniziasse a esercitare su di me un fascino magnetico. In quel momento mi feci una promessa: prima o poi, avrei visto quei luoghi con i miei occhi.

Il Sabah – Kota Kinabalu: un impatto inaspettato

Dopo due notti nella futuristica Singapore, facciamo rotta verso il Borneo. Atterriamo a Kota Kinabalu con il cuore che batte forte, ma il primo approccio, devo ammetterlo, è deludente.

Dov’è finita la natura selvaggia?

L’hotel che ci ospita è letteralmente assediato da un cantiere immenso. Vedere la terra nuda e le macchine al lavoro fa impressione: è il volto crudo del turismo e dello sviluppo che reclama spazio.

Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu
Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu
Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu

Ma Kota Kinabalu, capitale dello stato del Sabah, è un hub in continua trasformazione; è la porta d’accesso necessaria per il paradiso che stiamo cercando.

Non ci perdiamo d’animo e ci tuffiamo nel centro città.

Passeggiare sul lungomare cambia subito la nostra prospettiva: è un crocevia vivace di culture e sapori. Cenare mentre il cielo si infiamma al tramonto, immersi nella cordialità dei locali, ci ricorda la prima regola del viaggiatore: la prima impressione non è mai quella definitiva.

Isole Sapi e Manukan: un assaggio di Tropici

Il nostro primo giorno nel Sabah inizia con il vento tra i capelli. Un giro in barca ci porta lontano dal caos cittadino, verso le isole tropicali che punteggiano la costa. Anche se dovrò attendere ancora ventiquattr’ore per immergermi nella foresta profonda, questo è un assaggio di paradiso che non dimenticherò.

A soli venti minuti di navigazione da Kota Kinabalu si trova il Tunku Abdul Rahman Marine Park. Noi facciamo tappa a Sapi e Manukan, due perle di sabbia bianca e acque turchesi.

  • Sapi è un acquario a cielo aperto: la barriera corallina è così vicina che basta una maschera per trovarsi circondati da pesci coloratissimi.
  • Manukan, con le sue spiagge più ampie, invita a un relax assoluto sotto il sole del Borneo.

Sebbene non sia una persona particolarmente sportiva o amante delle attività acquatiche, vi assicuro che questa escursione è imperdibile. Ma attenzione: a Sapi la natura sa come farsi notare! Tra i tavoli da picnic si aggirano infatti varani d’acqua lunghi fino a due metri e macachi agilissimi. Anche se sembrano abituati alla presenza umana, il mio consiglio è di non avvicinarvi troppo: la loro mole incute una certa soggezione!

Verso il Parco Nazionale del Kinabalu

La mattina seguente la sveglia suona presto, ma l’adrenalina è tale che sono già desta. Finalmente si parte verso la vera essenza del Borneo: quella terra selvaggia che sognavo tra i banchi dell’università.

Il Parco Nazionale del Monte Kinabalu (o Gunung Kinabalu) non è solo un sito UNESCO celebre per una biodiversità unica al mondo, ma è un luogo intriso di spiritualità: per le popolazioni locali, queste vette sono la dimora dove le anime riposano dopo la morte.

Il viaggio di 90 km verso l’interno è già parte dell’avventura. 

Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu
Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu

Grandi nuvoloni minacciosi si rincorrono nel cielo, rovesciando scrosci improvvisi che rendono l’atmosfera quasi mistica.


È qui che lo spettacolo ha inizio: lungo il percorso si vedono aloni di vapore levarsi dalla vetta del monte e dai tetti in legno, che ancora non hanno dissipato il calore solare accumulato. La stagione dei monsoni è alle porte, e l’aria profuma di cambiamento.

Ad ogni curva, salendo verso il monte Kinabalu, il paesaggio muta, regalandoci una flora dai colori sgargianti e spettacoli mozzafiato.

All’arrivo la maestosità della foresta pluviale ci toglie il fiato!

Il parco è uno scrigno che custodisce oltre 4.500 specie di flora e fauna: dalle orchidee rarissime (più di 1.200 varietà!) ai richiami di oltre 300 specie di uccelli.

Accompagnati da guide esperte, ci addentriamo lungo i sentieri del monte per incontrare una delle creature più bizzarre del Borneo: la Nepenthes rajah. Queste piante carnivore endemiche sono vere giganti del loro genere; le loro dimensioni sono tali da poter intrappolare, oltre agli insetti, persino piccoli mammiferi. Osservarle nel loro habitat, così perfette e letali, lascia una sensazione di profondo stupore.

Sui fianchi scoscesi del Kinabalu la natura oppone una magnifica resistenza. Un intricato ecosistema di muschi, felci e specie rare di zenzero selvatico si affolla sotto chiome maestose, formando un baluardo naturale contro l’avanzata della deforestazione. È stata proprio l’impervietà di queste vette a scoraggiare lo sfruttamento selvaggio e i roghi del debbio, preservando questo paradiso per le generazioni future. Mentre saliamo, l’aria si fa densa: è il respiro profondo di una foresta che non è mai stata addomesticata.

Poring Treetop Canopy Walk

Proseguendo lungo i sentieri — accompagnati da improvvisi acquazzoni tropicali — si raggiungono i ponti sospesi della Canopy Walkway. Diciamocelo chiaramente: l’impatto visivo intimidisce.

Si tratta di una serie di 5 passerelle oscillanti in corda e tavole di legno, tese tra i maestosi alberi Menggaris. Sospesi a un’altezza che oscilla tra i 20 e gli oltre 40 metri, ci si ritrova immersi in un circuito ad anello intervallato da piattaforme aeree. Se soffrite di vertigini, sappiate che la sfida è prima di tutto psicologica: una volta intrapresa la traversata, data la larghezza per una sola persona, non resta che procedere fino in fondo o tornare sui propri passi.

Ma se, come me, sceglierete la testardaggine per sconfiggere la paura, la ricompensa sarà sublime: una prospettiva a volo d’angelo che apre lo sguardo su un oceano verde smeraldo, regalandovi uno spettacolo che toglie il fiato.

E proprio lì, nel mezzo, accade qualcosa di inaspettato.

Nonostante il ponte oscilli a ogni passo, quel timore paralizzante scivola via, sostituito da un senso di libertà mai provato prima. In quel vuoto apparente, la paura lascia il posto alla meraviglia: non sono più un estraneo sospeso nel vuoto, ma mi sento finalmente parte integrante del battito vibrante della foresta.


Il Borneo malese: la maestosità della foresta del Kinabalu

Sospesa a 40 metri d’altezza su passerelle oscillanti, ho scoperto che la paura è solo il velo che nasconde la libertà. Lassù, tra le chiome dei giganti del Kinabalu, non ero più un’estranea: ero parte del battito vibrante della foresta.


Poring Hot Springs

La discesa lungo i sentieri ci conduce infine alle Poring Hot Springs, un’oasi rinomata per le sue sorgenti sulfuree naturali. Qui, tra vasche all’aperto immerse nel verde, le acque termali offrono un ristoro profondo e quasi curativo, ideale per sciogliere la tensione dopo un’escursione così intensa. È il momento perfetto per riordinare i pensieri prima di affrontare il viaggio di ritorno verso Kota Kinabalu.

Mentre il sole inizia a calare, tingendo la foresta di sfumature calde, ci prepariamo a rientrare in hotel convinti che l’avventura sia finita.

Ma il Kinabalu ha in serbo per noi un ultimo, prezioso regalo: l’incontro con la leggendaria Rafflesia. Proprio sul ciglio della strada, un cartello scritto a mano annunciava la fioritura nell’appezzamento di terreno di una famiglia locale.

Non potevamo ricevere commiato migliore. Ci accoglie il proprietario del terreno e sua figlia, il cui sorriso gentile incornicia la rarità del momento. Trovarsi al cospetto di questo miracolo della natura — immenso, effimero e dal colore rosso magnetico — è un privilegio che capita a pochi. Mentre scatto una foto insieme alla piccola per immortalare questo incontro, capisco che il tesoro del Borneo non è solo nella sua giungla selvaggia, ma nella spontaneità di questi incontri inaspettati.

Il Kinabalu non è solo una meta, ma un incontro con una Terra primordiale.

Salutiamo il monte Kinabalu portando con noi il calore del sole, il profumo delle sorgenti e il segreto di un fiore che sboccia nel silenzio, lasciandoci addosso la sensazione di aver toccato, per un istante, il cuore pulsante del mondo. Lasciandoci alle spalle le pendici del Kinabalu, resta la consapevolezza che la sua bellezza non è solo un dono della natura, ma il risultato di una resistenza silenziosa.

Ci ricorda che esistono ancora luoghi dove l’uomo è solo un ospite di passaggio e dove la natura, protetta dai suoi stessi abissi, continua a dettare le proprie leggi. In un mondo che corre a trasformare ogni bosco in profitto, questo gigante di roccia e smeraldo rimane un monito: la vera ricchezza risiede in ciò che abbiamo scelto di non toccare.

Rientrando verso la civiltà, mi rendo conto che il Kinabalu non è rimasto alle mie spalle, ma è venuto via con me. Mi ha lasciato addosso la pazienza dei suoi alberi secolari, la vertigine della libertà provata su quei ponti oscillanti e la bellezza rara di un fiore incontrato per caso. Torno con la consapevolezza che siamo parte di un equilibrio immenso e fragile, e con una promessa fatta a me stessa: conservare dentro di me quel senso di meraviglia selvatica, ovunque i miei passi decideranno di portarmi domani.


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